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gioia keniota olio su tavola 40x30
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cavalli bianchi
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Nato a Bergamo il 9 gennaio 1937                                                              .
Ha sempre avuto l’attitudine e la passione per il disegno che ha sempre coltivato, ma, un timore reverenziale per la pittura che tanto amava. Durante gli studi medi-superiori ha frequentato le serali di disegno dal vero (nudo) sotto la guida del maestro Longaretti dove ha avuto l’onore di imparare al fianco di artisti quali: Aiolfi, Arzuffi, Capelli, Donizzetti, Lizioli ed altri e con i quali ha respirato quella magica atmosfera che avvolge il mondo dell’arte.
Invitato spesso,quale amico, a frequentare i loro atelier, ha assorbito lo spirito avvolgente e contagioso di quel periodo memorizzandone le emozioni, i profumi, i colori.
Contemporaneamente svolgeva attività di apprendistato negli studi degli architetti Angelini e Pizzigoni.
Laureatosi in architettura ho svolto l’attività professionale fino al’98.
Ritiratosi in pensione si è avvicinato, con prudenza, alla pittura sotto la guida del maestro Marcello Arzuffi , nonché alla modellazione con la benedizione del maestro Verdi.
Questo è tutto! Ora sotto la spinta di amici è qui a confrontarsi con il Vostro prezioso giudizio.

PRESENTAZIONE
Sono ormai quattro o cinque anni che Sergio frequenta il mio studio e devo dire che la sua presenza è senza dubbio edificante in quanto il suo entusiasmo contagia un pò tutti e crea così una atmosfera di trasporto verso la pittura più istintiva e personale.
La sua capacità di “impressionare” la tela con velocità è trascinante e, a volte un pò frettolosa, ma comunque sempre con buoni risultati.
Fa piacere avere personaggi come Sergio, con cui, puoi tranquillamente avere scambi e arricchimenti reciproci scavalcando le formalità  di maestro/allievo.
Sono contento nel vedere che il suo modo istintivo di dipingere riesce colpire e catturare l’osservatore con queste belle pennellate sintetiche e rigorose lasciando perdere certi preziosismi e rifiniture, lasciando libera la mano di interpretare e riassumere ascoltando la tua personalità.
Il risultato è un’opera che convince soprattutto nella parte coloristica e impressionistica, con risultato compiuto e vivace nonostante l’evidente sbozzatura dell’opera. Bravo Sergio.                                                                    

Marcello Arzuffi

 

RECENSIONI CRITICHE

Ceramiche e quadri: le due anime di Sergio

Due volti. Due anime. Le puoi scoprire facilmente perché sono lì impresse nelle ceramiche e nei quadri. Tecniche e linguaggi diversi che Navoni mette in campo con agilità e sicurezza. Le opere modellate racchiudono una potenza ingovernabile, sono un omaggio al vitalismo quasi futurista, alla vita che se non è passione non merita di essere vissuta: ti vengono incontro le pose ribelli di donne giunoniche, dalle forme generose, piccole figure che sembrano strizzare l’occhio alle gigantesche forme di Henry Moore. Tori febbrili sbuffano contro il cielo come treni a vapore in corsa, altri invece sono bestioni dal muso atterrito, feriti nell’orgoglio, e alla fine fragili: ti muove un senso di sincera pietas. Li osservi e la mente corre all’animale simbolo della Wall Street finanziaria messa in ginocchio da una crisi stile Ventinove. Quelle di Navoni sono piccole ceramiche ma comunicano forza, sono un imperativo d’esistenza, gridano il loro voler respirare la vita a pieni polmoni.

Poi lo sguardo è invitato a passeggiare nei mondi paralleli della pittura. Navoni non si fossilizza sullo stesso soggetto, ama sperimentare: passa dai grandi ritratti di donne ai piccoli paesaggi, quasi foto istantanee, appunti di idee, sensazioni, movimenti del cuore che riempiono le moleskine dei suoi viaggi; racconta le sue escursioni africane e le spiagge liguri; scivola dai profili severi di montagne innevate agli skyline dei paesi di mare. Fa tutto questo con spirito impressionista, dove è la luce e i colori a comandare e gli occhi sono essi stessi le prime tele sulle quali la realtà si impressiona. Non ama definire, non insegue profili e non mette forme dentro contorni…

Nelle ceramiche modellate Navoni abbozza, lascia segni corposi; nei quadri si affida alle pennellate decise ma libere e comprensive. Le ceramiche ci avvertono che siamo nei paraggi di uno spirito inquieto, i quadri ci consegnano il contro altare della delicatezza, di chi si beve una vita generosa. Chi ha occhi irrequieti e curiosi si troverà a proprio agio nel calembour artistico di Navoni.

In questa confusa stagione dove l’arte si fa con tutto tranne che con pennelli, colori e creta – la materia – che ci sia un portatore sano di manualità artistica ci sembra un bel segno di speranza. Da incoraggiare. Navoni è un pittore appena nato, ha quattro anni di vita, ma il risultato è già apprezzabilissimo.

Massimo Maffioletti

 

Istinto, intuito ed emozione: sono questi gli elementi che accendono l’universo creativo di Sergio Navoni di una versatilità inesauribile, propria di un artista e di un uomo d’azione, che ama la continua sperimentazione, il piacere di calarsi in contesti differenti, di rinnovarsi e di contaminarsi senza sosta.  Non solo passando in assoluta libertà dalla pittura alla scultura, dalle spatole ai pennelli piatti, dal bronzo alla ceramica, ma anche spaziando tra differenti possibilità espressive all’interno di ciascun ambito artistico.
Lo si coglie, innanzitutto, nella produzione pittorica dove, in filigrana, si leggono le diverse anime di Navoni. Innanzitutto, l’artista che si emoziona davanti alla natura e asseconda il trapasso dal paesaggio all’impressione restituendo sulla tela, attraverso poche pennellate-macchie di colore, nostalgiche Venezie, silenziose marine, vedute montane, intrise delle mutevoli suggestioni atmosferiche impresse dalla luce sul paesaggio.
Una dimensione solo apparentemente lontana dalle accensioni improvvise della tavolozza quando a prevalere è l’ispirazione dell’artista viaggiatore che, dal Kenya all’Egitto, registra, lontano da ogni retorica esotica, i colori e la vita quotidiana delle popolazioni locali e dei loro costumi, i corpi e i colori delle terre. Per finire, in pittura, con la vivace ricognizione estetica e psicologica dell’universo femminile ritratto, tra ironia ed eleganza, con un segno rapido, sfrangiato e vibrante.
Sono le stesse figure femminili che, spogliate delle coordinate spazio-temporali e di ogni orpello superfluo, si ritrovano protagoniste delle sculture di Navoni, ad incarnare l’essenza universale della condizione umana in corpi arcaizzanti, ora distesi in un passo di danza, ora contratti nel dramma interiore, ora rossi e incandescenti, quasi liquefatti nella ceramica.
Il sipario del personalissimo teatro creativo di Navoni cala idealmente sull’agonia del corpo del toro morente che, accasciato, tenta l’ultimo, inutile, spasmo.

                                                                                                         
                                        Barbara Mazzoleni